Ricette: Zuppa di piselli

imageCon questo articolo, inauguriamo la collaborazione tra la Baita dei Saperi e Sapori ed il magazine online QualeFormaggio.it, partner del nostro network, che da oggi ci suggerirà delle meravigliose ricette realizzate e sperimentate con altri blogger appassionati di gastronomia; oggi, abbiamo l’onore di ospitare, con l’amico Stefano Mariotti – direttore di Quale Formaggio – anche la ricetta tratta dal blog http://www.mypaneburroemarmellata.com.

La Baita dei Saperi e Sapori Brembani vi aiuterà, assieme agli esperti, ad arricchire la vostra tavola con nuove idee e prodotti

altre info su questa ricetta e sui buoni formaggi di animali al pascolo le potrete trovare cliccando qui

Zuppa di piselli e stracchino all’antica alla curcuma

Ingredienti per 1 persona

70 gr di Stracchino all’antica
100 gr di piselli
½ cipollotto
1 tazza di brodo vegetale
1 cucchiaino raso di curcuma
Sale q.b.
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

Pulire il cipollotto e tritarlo. Far scaldare sul gas un cucchiaio di olio in cui andremo a fare imbiondire il cipollotto tritato. Appena diventa trasparente, Unire ½ cucchiaino di curcuma e dopo qualche minuto i piselli. Aggiungere il brodo, incoperchiare e far cuocere per 15 minuti.
Una volta cotta, aggiustare di sale. Metterla in un contenitore e frullarla con un mixer ad immersione, aggiungendo 50 gr di stracchino all’antica e creando in questo modo una crema. Servirla leggermente tiepida, irrorando con il restante olio, spargendo in superficie la curcuma e qualche pezzetto di stracchino all’antica.

Forme creative 2020 il formaggio tra creatività e patrimonio Unesco


È stata presentata oggi, venerdì 13 novembre, la nuova edizione di FORME, iniziativa dedicata al formaggio, tra creatività e patrimoni Unesco, giunta alla sua quinta edizione. Un appuntamento, quello di quest’anno, interamente digitale per adeguarsi alle disposizioni anti Covid. Alla presentazione alla stampa – anch’essa interamente online – sono intervenuti Giorgio Gori Sindaco di Bergamo, Fabio Rolfi Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia, Maria Paola Esposito Segretario Generale della Camera di Commercio Bergamo, Giorgio Beltrami Presidente dell’Associazione Promozione del Territorio, Giuseppe Remuzzi Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Francesco Maroni Presidente Progetto FORME e Alberto Gottardi Vicepresidente Progetto FORME.


La manifestazione, dedicata alla valorizzazione e promozione dell’intero comparto lattiero-caseario, prenderà il via venerdì 20 con il Summit “Food. Restart from creativity”, in diretta streaming sul canale Youtube del Comune di Bergamo, e continuerà con la sua programmazione sul sito www.progettoforme.eu fino a domenica 22 novembre.


“FORME ha un significato rilevante: in un periodo di grave emergenza, non solo sanitaria ma anche economica, valorizzare i prodotti del territorio e instaurare relazioni anche internazionali è indispensabile. Il settore enogastronomico, gravemente colpito da questo secondo lockdown, può rappresentare il motore di traino della ripartenza economica del nostro territorio e come Regione Lombardia, siamo in prima linea per promuovere in tutto il mondo i prodotti e le specialità lombarde. Nei mesi scorsi abbiamo investito tre milioni di euro nell’iniziativa ≪Io mangio Lombardo≫, con cui abbiamo acquistato formaggi lombardi di grande qualità per destinarli alle persone in difficoltà: un’iniezione immediata di liquidità di cui il comparto agroalimentare lombardo aveva estrema necessità e un aiuto per chi ne aveva più bisogno. Ora siamo al lavoro per varare ulteriori provvedimenti di ristoro per un settore fondamentale e di primaria importanza per l’economica, la storia e la cultura della Lombardia” dichiara Fabio Rolfi Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia.

L’edizione 2020 è strettamente connessa a Bergamo come Città Creativa UNESCO per la Gastronomia, “Il riconoscimento di Bergamo come Città Creativa UNESCO per la Gastronomia che abbiamo ottenuto nell’ottobre 2019, è per noi grande motivo di orgoglio e un incentivo quotidiano verso la valorizzazione e promozione delle specialità enogastronomiche del nostro territorio, con un occhio di riguardo al comparto lattiero-caseario, fiore all’occhiello della provincia Bergamasca e in stretto contatto con altri settori strategici come il turismo e la ristorazione.

Il nostro territorio conta ben 9 formaggi riconosciuti DOP: un traguardo che nessuna provincia italiana o europea ha fino ad oggi eguagliato. Come Comune di Bergamo siamo partner della manifestazione e organizzatori del summit “Food. Restart form creativity”, nel quale mettiamo in relazione le Città Creative Unesco italiane con quelle del circuito internazionale, per valutare e studiare insieme possibili scenari per l’evoluzione del settore agroalimentare, anche in relazione all’emergenza Covid e per promuovere le nostre eccellenze casearie in tutto il mondo” spiega il Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.
“Promuovere le eccellenze di un settore in cui la provincia di Bergamo detiene un primato è di primaria importanza per la Camera di commercio. La nostra provincia è un territorio che ha pagato caro lo scotto della
pandemia ma la voglia di continuare a essere protagonisti dell’economia lombarda è molto forte. L’agroalimentare e la sua distribuzione danno lavoro a circa 8.000 persone in provincia di Bergamo: numeri che dimostrano l’importanza di un settore in continua crescita. Una manifestazione come FORME ci aiuta a far conoscere i nostri prodotti all’estero e ad affermare la rilevanza del settore agroalimentare nel
contesto culturale ed economico del nostro Paese” continua Maria Paola Esposito Segretario Generale Camera di Commercio Bergamo.

Aprire la strada a progetti nazionali e internazionali, grazie alla rete Città Creative UNESCO che coinvolge 246
città in tutto il Mondo. Un salto di qualità per la città e il territorio, oltre che un ampliamento degli orizzonti di una manifestazione che “è entrata nel cuore e nelle abitudini dei bergamaschi e che – sebbene sia in parte limitata a causa della pandemia – quest’anno assume un grandissimo valore internazionale e una fruibilità amplissima grazie alle potenzialità digitali.

FORME è il movimento del formaggio italiano e come tale deve sapersi adeguare ai nuovi paradigmi di relazione e alle nuove abitudini di consumo e di business nati per fronteggiare l’epidemia. Sono quindi diversi gli appuntamenti che ci permettono di confrontarci con questo
nuovo sistema e approfondire tematiche legate alla salute, al cibo e naturalmente al territorio” aggiunge Giorgio Beltrami Presidente Associazione Promozione del Territorio.

Un’edizione interamente digitale dunque, per un evento unico nel suo genere e dove le eccellenze casearie resteranno al centro della manifestazione, grazie ad un fitto palinsesto di attività.

“Abbiamo fortemente voluto la manifestazione FORME anche quest’anno, nonostante le enormi difficoltà causate dai continui e cambi di programma, e quindi di prospettiva. L’edizione 2020, totalmente in digitale, prende le mosse dalla straordinaria opportunità del riconoscimento di Bergamo come Città Creativa UNESCO per la Gastronomia. I due progetti si raccordano e si arricchiscono a vicenda e sono la misura di quanto il settore lattiero caseario sia centrale per Bergamo.

La sintesi migliore si trova nel nome stesso dell’iniziativa: FORME CREATIVE e quindi nelSummit “Food. Restart from Creativity”, organizzato a cura del Comune di Bergamo, che inaugura la manifestazione. FORME vuole continuare ad essere un traino per l’intero settore lattiero-caseario nazionale, aprendosi ulteriormente ai mercati internazionali, dopo aver ospitato per la prima volta in Italia gli World Cheese Awards nel 2019.

Altrettanto importante nei progetti futuri la seconda edizione di B2Cheese, la fiera verticale aperta esclusivamente agli operatori del settore” spiega Francesco Maroni Presidente Progetto.

Allegati:

2 Ricette per un settembre dal gusto unico

L’inizio di settembre è un assaggio di autunno: ricominciano il lavoro e la scuola, ma anche i pranzi in famiglia della domenica. Ecco due ricette che dovete assolutamente provare

L’estate volge al termine, e i suoi sapori che ci hanno accompagnati in questi mesi stanno ormai prendendo congedo per lasciare spazio alle primizie dell’autunno, ai suoi piatti e alle sue tradizioni.

Le Orobie sono un mondo vastissimo, un ecosistema di colture e produzioni che danno vita, grazie alla tradizione e all’ingegno degli chef a piatti indimenticabili, dove la semplicità incontra note prelibate.

Con il ritorno di settembre, torna anche il calendario della Polenta Taragna Orobica Originale, realizzato dalla Latteria di Branzi e oggi protagonista con due ricette da provare assolutamente.

Arrosto di Sottofesa di Vitello al Forno con Polenta Taragna Orobica Originale

Ingredienti per 6 Persone

1 e ½ kg di sottofesa di vitello, olio e burro. ½ bicchiere di vino bianco secco, brodo, rosmarino e salvia

Preparazione

Mettete in una casserruola, in cui vi siano già predisposti olio e burro fuso, il pezzo di sottofesa ben legato. Fatelo rosolare a fuoco lento girandolo sovente. Irrorate la carne con il vino bianco; scaldate il brodo e unitelo dopo che il vino sarà completamente evaporato.

Aggiungete gli odori e mettete la casseruola in forno a 200° C. Seguite meticolosamente la cottura e irrorate ogni tanto con brodo caldo. Dopo circa 2 ore, togliete dal forno e aggiungete al fondo di cottura un po’ di burro e farina per formare una salsina cremosa. Tagliate a fette e servite con polenta taragna orobica originale.

Ricetta della Polenta Taragna Orobica Originale

Dose per 6 persone

2 litri di acqua in modo da ottenere la polenta morbida adatta alla taragna;

10 grammi di sale grosso;

350-400 grammi di farina di mais vitrei o semivitrei, possibilmente di varietà antiche, coltivati nelle province di Bergamo, Brescia, Lecco, Sondrio. Laddove rientri nella tradizione è ammessa anche una percentuale di grano saraceno. La quantità di acqua dipende dalla tipologia e dalla granulometria della farina di mais;

300 grammi almeno di Formai de mut dell’Alta Valle Brembana dop, bitto storico presidio Slow Food, Bitto dop o Branzi. La quantità del formaggio dipende dalla sua stagionatura.

Per il condimento

50 grammi di burro soffritto con uno spicchio d’aglio e quattro foglie di salvia (poi rimossi) da versare sulla polenta taragna qualora venga servita come piatto unico.

Procedimento

Mettere l’acqua in un paiolo di rame, di ghisa o in una pentola d’acciaio col fondo spesso e con gli angoli arrotondati e portarla a ebollizione; salarla e versarvi la farina a pioggia, mescolando di continuo affinché non si formino grumi. Portare a cottura per almeno un’ora mescolando al bisogno. Aggiungere acqua calda se risulta troppo densa.

Tagliare il formaggio a pezzetti, abbassare il fuoco al minimo e aggiungerlo alla polenta. Amalgamare bene gli ingredienti fino al loro completo scioglimento (5-6 minuti).

Aggiustare eventualmente di sale e poi servire immediatamente la polenta taragna orobica in ciotole di ceramica o di terracotta, oppure adagiandola su un tagliere.

Qualora costituisca un piatto unico condirla con il burro insaporito con aglio e salvia.

 

Latteria di Branzi ti aspetta In Baita, a Zogno, in via Grotte delle Meraviglie 14/A (Bg) –  0345 92061 Siamo aperti da lunedì a domenica con servizio di vendita dei nostri migliori prodotti tipici e nel week end con il servizio di ristorazione.

 

FTB Branzi

Un viaggio secolare nel cuore della Valle Brembana, nel paese di Branzi, alla scoperta del formaggio per antonomasia sempre presente sulle nostre tavole

Per molti è sinonimo di tradizione, per altri riflette il duro lavoro che da secoli contraddistingue la cultura orobica e ne carica di sapore ogni forma.

Parliamo del Formaggio Tipico Branzi, che da oltre mezzo secolo racconta con il suo sapore inconfondibile un’arte casearia che lo ha classificato tra i Principi delle Orobie. Era il 1953, quando Giacomo Midali, casaro di Branzi, perseguì l’obiettivo di produrre tutto l’anno un formaggio di alta qualità, garantita dall’impiego delle tecniche tradizionali utilizzate in alpeggio e dal latte prodotto in valle brembana.

Fu così che ne nacque la Latteria Sociale Casearia di Branzi, cui aderirono molti piccoli produttori che contribuirono a rendere unico l’FTB, che nel corso del tempo hanno saputo innovarsi adottando strumentazioni sempre più moderne, senza slegarsi però dai principi dell’arte dei maestri casari.

Da allora il Branzi non ha mai smesso di essere un protagonista delle nostre tavole, un ingrediente delle nostre ricette e un contorno della nostra vita a tavola, uscendo dai perimetri orobici grazie al turismo dei milanesi e ad un passaparola incessante: iniziato tanti anni fa tra due donne al banco dei formaggi mentre facevano la spesa e arrivato oggi tra gruppi di amici sui social network.

Il Branzi FTB è noto per il suo gusto delicato, riconosciuto dal marchio rosso, fino ad intensificarsi con la stagionatura a 6 mesi  che tocca il culmine nella varietà delo Stravecchio invecchiato fino a 12 mesi.

Oggi la Latteria di Branzi è arrivata alla sua terza generazione, ma non smette mai di raccontare una storia d’amore lunga oltre 50 anni che oggi vogliamo farvi rivivere con una ricetta molto speciale: la ricetta della nonna Cristina, riproposta oggi dalla figlia Agnese Midali.

 

POLENTA TARAGNA E INVOLTINI CON PANNA

 

Dosi per 4 persone

Per gli involtini con la panna:

4 /5 fettine lonza di maiale

4 /5 fettine fesa di vitello

1 litro panna fresca

Dado granulare

1 bicchiere vino bianco

Pancetta tagliata sottile

Erba, salvia, burro e olio

Limone

Per la polenta taragna:

2 litri d’acqua

300 g farina gialla (integrale)

200 g formaggio Branzi FTB stagionato

(180 giorni) a dadini

600 g formaggio Branzi FTB fresco

(60 giorni) a dadini

Sale una manciata

Per gli involtini

Stendere su ogni fetta di carne una fettina di pancetta e una foglia di salvia (se preferite potete anche metterla fuori). Arrotolare formando un involtino che formerete con uno stecco di legno. Rosolate gli involtini con olio e burro poi bagnarli con il vino bianco, lasciare evaporare, poi aggiungere un misurino scarso di dado granulare (o un dado normale) con un mestolo abbondante di acqua calda. Cuocete a fuoco basso. Quando l’acqua sarà evaporata aggiungere poco per volta la panna avendo cura di farla addensare prima di aggiungerne altra. Cuocete lentamente a fine cottura (4050 minuti). Aggiustare di sale poi aggiungere una spruzzata di limone. Mescolare e servire ben caldo sulla polenta taragna.

Per la polenta taragna

Scaldare l’acqua nel paiolo, aggiungere il sale prima che inizi a bollire.

Quando bolle spegnere il fuoco e aggiungere la farina a pioggia mescolando con un frustino in modo che non si formino grumi, riaccendere il fuoco.

Cuocete per 5060 minuti mescolando spesso con un bastone (cucchiaio) di legno (paiolo elettrico). A cottura ultimata aggiungere prima il Branzi FTB stagionato, mescolare bene poi il Branzi FTB fresco.

Mescolare ancora un pochino e servire in un piatto fondo con sopra 2 involtini con un bel mestolo di sugo di panna che nel frattempo avrete preparato a parte.

 

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Dolce o Piccante? Formaggio Tipico Branzi

Nuovo appuntamento, nuovo gusto e nuovo formaggio, annoverato tra i Principi delle Orobie. Oggi amici vi parliamo di Branzi (www.latteriadibranzi.it), scatenando oltre alla curiosità anche l’appetito, con una ricetta d’autore che accompagnerà la nostra passeggiata fra le tavole orobiche e i verdi pascoli delle montagne.

Dovete sapere che il nostro formaggio prende il nome dal paese di Branzi (www.latteriadibranzi.it), in alta Valle Brembana, e ha una tradizione secolare. Viene prodotto con latte intero vaccino crudo fatto confluire alla latteria sociale casearia di Branzi. Il sapore è dolce e delicato, o leggermente piccante se il formaggio è invecchiato per più mesi. Ha caratteristiche simili al Bitto Storico, con cui ha condiviso per secoli area di produzione e soprattutto di vendita, ovvero la storica fiera di San Matteo, a Branzi, di fine settembre. La stagionatura media è di 2-3 mesi per il formaggio fresco, 6 mesi per lo stagionato, oltre i 12 mesi per lo Stravecchio.

Ricetta del Giorno

Gnocco Ripieno con fonduta di Branzi FTB

Dosi per 6 persone 1 kg di patate
150 g di farina bianca
1 uovo
50 g di burro
50 g di parmigiano reggiano
100 g di Branzi FTB fresco 60 giorni
40 g di panna
Sale, Pepe

In una casseruola a bagnomaria, far sciogliere il Branzi FTB tagliato a dadini e la panna. Quando il composto sarà ben amalgamato, ritirarlo in un contenitore e raffreddarlo, una volta freddo formare delle palline.
Nel frattempo cuocere le patate e preparare l’impasto degli gnocchi con l’uovo e la farina.
Pronto l’impasto stenderlo e formare con uno stampo dei dischi dove metteremo la fonduta di Branzi FTB e avvolgeremo il tutto.
Una volta pronti, cuocerli in acqua bollente, quando verranno a galla scolarli e condirli con burro fuso e parmigiano.

 

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I Musei della Valle Brembana

museoL’incantevole Valle Brembana, è nota a tutti per le sue bellezze naturali e paesaggistiche per le sue stazioni climatiche, termali, sciistiche,è anche uno straordinario luogo d’arte e di tradizioni. Questa ricchezza merita di essere meglio conosciuta ed apprezzata, per il suo valore intrinseco e per l’impegno culturale di cui essa è testimonianza. L’amore con cui l’intera valle ha saputo conservare, raccogliere e valorizzare il proprio patrimonio è cosa senz’altro da sottolineare.

Alcuni di questi musei (i due di Zogno primi fra tutti) sono sorti grazie all’impegno e al sacrificio di privati cittadini della Valle Brembana, che hanno speso senza risparmio tempo, energie, risorse, nella ricerca di oggetti che parlassero della loro terra e della loro storia, che testimoniassero della loro identità. Si tratti di Arte Sacra, strumenti di lavoro, di costumi popolari, di minerali o di fossili, l’immagine della Valle Brembana che da questi musei emerge è una sola: di amore per le proprie tradizioni, di geloso e orgoglioso attaccamento a un patrimonio di cultura che gli oggetti dei musei della Valle attestano e documentano, ma non sostituiscono. Altri musei sono nati in tempi più recenti, su iniziativa pubblica, ma nello stesso spirito: si veda ad esempio lo straordinario complesso di Valtorta, in cui non si sa se vadano maggiormente ammirati gli oggetti, il fascino edificio che li raccoglie, o gli elementi di contorno (mulino, maglio, …) restaurati con una precisione che trova riscontro solo nei grandi musei etnografici del Nord Italia.

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Per chi soggiorna nella Valle Brembana, soprattutto d’estate, questi musei potranno offrire un’interessante occasione culturale. Ma ci auguriamo che essi possano essere anche meta di una gita specifica, o di un fine settimana, in cui accostare arte, paesaggio, testimonianze storiche. Non si dimentichi che la Val Brembana, attraverso la Strada Priula e il valico di San Marco, fu per secoli una tra le più importanti vie di comunicazione tra la pianura Padana e i Grigioni: le testimonianze che la arricchiscono sono anche conseguenza di questo suo ruolo non secondario e costituiscono un insieme che ampiamente ripagherà il visitatore delle sue fatiche.

 

 

 

I nostri Prodotti Orobici preferiti

Se i piatti della tradizione, da secoli, restano intatti, i loro ingredienti si reinventano, per entrare nella frenetica routine quotidiana, addolcendola… Come? Con un tocco di lifestyle, l’hashtag al posto giusto e il sapore ben concentrato sotto il palato!

Parola di Latteria, frutto di 65 anni di impegno e merito di generazioni che hanno sostenuto il gusto orobico.

Lo chef della Latteria di Branzi lancia il prêt a porter del gusto, smart e perfetto per entrare nella routine di tutti i giorni.

Quattro chicche, per altrettanti momenti della giornata: perché la routine non si divide tra frenesia feriale e stanchezza nei festivi, ma per gusto giusto nel momento esatto.

  1. Yogurt Orobico: dalla raccolta del latte orobico che gli allevatori delle nostre valli ricavano dalla Bruna Alpina Originale, fino alla nostra pastorizzazione. Una piccola parte viene riservata alla produzione dei nostri yogurt. Perfetti per un break al lavoro o per la merenda dell’intervallo per i vostri figli. Buoni come il latte delle nostre montagne, gli yogurt profumano di boschi e ruscelli, limpide sorgenti e Pascoli di altura.
  2. Bésse de Brans: aperitivo con gli amici o snack salato mentre guardate la partita? Ma soprattutto: fritte o alla piastra? Le Bésse sono le rifilature della cagliata che fuoriesce dalle forme tonde in legno, in cui il casaro le depone e pressa appena tolte dalla caldaia. Ne otterrete strisce croccanti e dal sapore intenso.
  3. Fiurit: prodotto esclusivamente due volte alla settimana, il fiurit, o ricotta liquida, nasce dalla prima fioritura del siero, ed è un prodotto tradizionalmente abbinabile alla Polenta e reinventato anche dal nostro chef come…. Dessert! Perfetto per una cena inaspettata a metà settimana.
  4. Botticello: Dolce o salato? Il Botticello prende il proprio nome dalla forma dei contenitori con cui veniva formato nei suoi primi anni di produzione. Lattica a fermentazione naturale, messo nelle tele per far sgrondare il siero, il Botticello è un prodotto spalmabile, utilizzabile con spezie, olio oppure marmellate oppure per preparare la cheesecake.

 

E voi? Quale prodotto del nostro lifestyle scegliete?

 

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Il Bitto Storico

bitto storicoE’ l’associazione di produttori di formaggio Bitto che comprende i 15 caricatori d’alpe rilevatari degli alpeggi storici delle valli di Gerola e Albaredo per S.Marco (Valtellina-Lombardia). Questi sono gli attuali produttori di quello che è considerato fra i migliori formaggi d’alpe conosciuti e sicuramente l’unico al mondo in grado d’essere invecchiato perfettamente oltre i 10 anni, possibilità questa che si verifica quando si fondono e si ottimizzano tutte le condizioni naturali che generano questo formaggio, legate all’abilità del “casaro”, alle condizioni fisiche della vacca, alla qualità dell’erba determinata dalle condizioni climatiche, dal sistema di pascolo e dall’obbligo del 10-20 % di latte di capra orobica o della Valgerola.

Dunque questo è un formaggio che può variare secondo mutazioni naturali (proprio per questo è unico); i “casari” delle Valli del Bitto lo sanno e possono quindi pilotare l’invecchiamento delle forme più adatte.
Questi produttori sono dotati di un marchio a fuoco distintivo “Valli del Bitto” e di uno statuto differente rispetto agli altri produttori di Bitto che impone un disciplinare ligio alla tradizione secolare che ha fatto la storia del Bitto: vi è in particolare l’obbligo assoluto di sola alimentazione spontanea d’alpeggio. valtorta1

Il formaggio Bitto ha origini remote nel tempo e radicate nel comprensorio alpino delle Valli del Bitto di Albaredo e Gerola, nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi. Il Bitto è stato riconosciuto dall’Unione Europea con il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta). E’ un formaggio d’alpe grasso a pasta semicotta, di media durezza e media stagionatura. Maturo si presenta in forme cilindriche regolari con diametro di 40-50 cm, altezza di 9-12 cm e un peso variabile dai 9 ai 20 kg. La pasta, compatta, di colore variabile dal bianco al giallo paglierino a seconda della stagionatura, presenta occhiatura rara ad occhio di pernice.
Le varie fasi produttive si svolgono secondo gli usi tradizionali, legati alle caratteristiche ambientali, nel periodo compreso fra il primo di giugno ed il 30 settembre.

Per venire a trovarci, sia che si venga da Milano e St. Moritz, bisogna raggiungere la Valtellina e proseguire per Sondrio seguendo la statale 38. Arrivati al primo semaforo di Morbegno svoltare verso la Valgerola. Dopo circa 15 km  si raggiunge il nucleo Gerola la storica e più importante città della valle sede dello storico Formaggio bitto.

Puoi trovare il Bitto Storico, visitando la Baita dei Saperi e Sapori Brembani, in via Grotte delle Meraviglie a Zogno.

Ecco uno scorcio della nbaita bremabanaostra Baita, con il reparto formaggi in fondo, vicino all’ingresso. Lì, un’ampia scelta ad attendervi!

6 “Principi” alla Corte Brembana:

formaggi-principi-delle-orobie1-e1412196313529Una rapida lettura dell’elenco (1. Agrì Valtorta, 2. Bitto storico, 3. Branzi, 4. Formai de Mut dell’alta Valle Brembana, 5. Stracchino e 6. Strachitunt, per un totale di tre Dop e tre presidi Slow Food) basta a far venire l’acquolina in bocca. Ma dietro l’accordo siglato tra i «Formaggi Principi delle Orobie» per riunire sotto un unico marchio sei eccellenze casearie delle nostre montagne, c’è ben di più della voglia (sacrosanta) di promuovere i prodotti del territorio: lo sguardo si allarga anche a un turismo in chiave agroalimentare, alla valorizzazione delle tradizioni locali, alla tutela del paesaggio e del lavoro nelle valli.

Sono sette le realtà imprenditoriali che hanno messo in moto i «Principi delle Orobie»: Latteria Sociale di Branzi, azienda agrituristica Ferdy Quarteroni di Lenna, Casarrigoni di Taleggio, Latteria Sociale di Valtorta, società agricola Guglielmo Locatelli di Vedeseta, cooperativa Sant’Antonio di Vedeseta e società Bitto Trading di Gerola Alta (Sondrio). «Molte delle nostre aziende sono piccole, non troppo strutturate – dice Francesco Maroni, direttore della Latteria sociale di Branzi  -. Per questo è fondamentale creare sinergie per non essere soli, portare avanti la qualità dei nostri prodotti ed evitare il rischio di mistificazioni».

Queste righe sono apparse all’interno di un articolo pubblicato sul quotidiano de L’Eco di Bergamo, andando a fare luce su uno dei punti focali della cultura brembana: la gastronomia. A racchiudere non solo la scienza, ma anche le prelibatezze è la nostra Baita dei Saperi e dei Sapori di Zogno, dove vi invitiamo a pranzo ogni giorno. O cena… Su prenotazione!

E non è finita… Perché turismo, cultura e letteratura, eventi della nostra splendida terra, passano da noi!

Meraviglie a Tavola: Il Branzi FTB Stravecchio è pronto!

Branzi non è solo un formaggio. Piuttosto, un modo che racchiude secoli di arte casearia, dove ricerca e sperimentazione, da sempre, accompagnano la produzione. E’ dalle abili mani dei casari, dalla passione, e dalla voglia di sorprendere con la tradizione che nasce lo Stravecchio.

Già, perché il processo tradizionale e artigianale garantisce un prodotto non standardizzato, che porta con sé i segni delle stagionature. Le caratteristiche organolettiche variano notevolmente, a seconda che il formaggio venga consumato dopo 60 giorni o 3-6 mesi di maturazione.

Seguendo questa logica, e prolungando quindi la stagionatura fino a un anno, abbiamo il Branzi FTB Stravecchio, all’occhio quasi un formaggio da grattuggia, dalla fragranza caratteristica.

Se in una fase iniziale abbiamo sotto gli occhi il Branzi FTB più comune, con la crosta sottile ed elastica dal colore giallino e la pasta morbida al taglio, dando spazio al tempo l’opportunità di agire, le cose cambiano.

La crosta si farà più scura e consistente, mentre la pasta, di colore giallo via via sempre più intenso, assumerà toni più compatti. Al palato si percepirà un sapore più deciso e persistente: risalteranno note di glutammato, frutta secca, una nota selvatica con una piccantezza sempre contenuta: un abbraccio armonico per le papille.

Ma… Come conservarlo in casa? Molti ce lo chiedo, specificando di non avere a disposizione una cantina. Ecco perché i trucchi del “Casaro 2.0” tornano utili per far coesistere il formaggio anche “in città”.

Si consiglia di riporlo nella parte meno fredda della casa, avvolto in un telo di canapa o cotone per contrastare l’essicamento, nemico del formaggio tanto quanto l’eccesso di freddo (che altera le qualità organolettiche) e l’eccesso di calore (che provoca fermentazione secondaria, accelerando la degradazione).

Siete pronti a scoprire il nostro Branzi FTB Stravecchio?

 

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